La scelta scaturita dalle urne in occasione del recente referendum sul nucleare ha portato al centro del dibattito ancora una volta il tema delle politiche energetiche. E’ un argomento che travalica i nostri confini e coinvolge tutti i paesi anche se non si sono espressi direttamente come è accaduto in Italia. E’ evidente che si deve attuare un percorso consapevole e realistico individuando un mix di fonti energetiche calibrato con la storia e le esigenze dei diversi Paesi. L’Italia ha escluso nel suo mix l’adozione del nucleare, ma bisogna ricordare che questa scelta non rappresenta un trauma o una discontinuità in quanto in Italia il nucleare non c’è. Alcuni sostengono che si sia trattato di una scelta scellerata, ma io non sono di questo parere, per una serie di motivi. Una delle motivazioni alla base della scelta del nucleare è sempre stata la necessità di renderci indipendenti, ma il nucleare oggi non ci rende affatto indipendenti: non lo siamo sotto il profilo della tecnologia che dovremmo importare quasi totalmente (avevamo grandi competenze sul nucleare, ma in questi anni le abbiamo totalmente disperse). E non siamo indipendenti sotto il profilo della materia prima in quanto dovremmo comunque approvvigionarci all’estero dell’uranio necessario al funzionamento delle centrali. Si sostiene che con il nucleare si produce energia senza inquinare, e questo è assolutamente vero: non ci sono emissioni di gas climalteranti come avviene coi combustibili fossili. Si produce però un’altra forma di inquinamento che non provoca, questo sì, il riscaldamento del pianeta, ma lascia comunque una pesante eredità alle generazioni future, dal momento che ancora nessuno, in nessuna parte del mondo ha risolto il problema dello smaltimento delle scorie radioattive. Si cita spesso il costo come fattore competitivo dell’energia prodotta dal nucleare, ma questo è vero solo in parte in quanto quasi sempre non si “contabilizzano” i costi indiretti relativi alle attività preliminari alla realizzazione di una centrale e alle attività di “fine ciclo” di ogni centrale. Il cosiddetto decommissioning ha costi molto elevati e difficilmente valutabili e spalmati su archi di tempo molto lunghi (si parla come minimo di decenni). Tant’è che nessun investitore privato è disponibile ad impegnarsi sul nucleare senza ingenti iniezioni di investimenti pubblici e delle coperture che i “conti pubblici” in ogni caso devono fare nella copertura dei rischi. Certo è che se si riuscisse a passare dai processi attuali di fissione nucleare (prima, seconda, terza o quarta generazione che sia) all’utilizzo della fusione nucleare probabilmente si risolverebbe davvero il problema energetico del pianeta. E per questo motivo la ricerca in questa direzione non va sospesa. Ma è un errore pensare che le scoperte sulla fusione nucleare derivino direttamente dalle attività di sfruttamento dell’atomo con i processi di fissione. Sono “mondi diversi” e non è necessario costruire centrali a fissione per portare avanti la ricerca in tema di fusione nucleare. C’è un altro argomento che a mio parere va messo al centro dei ragionamenti. Il vero obiettivo su cui impegnarci a livello planetario è quello di disporre di energia senza sottrarre risorse alle generazioni che verranno. Pensiamo all’utilizzo dei combustibili fossili. L’energia che vi è contenuta è stata accumulata in centinaia di milioni di anni. E noi la stiamo utilizzando tutta in neanche due secoli ! Poco importa quanto è il vero orizzonte: chi sostiene venti anni, chi quaranta, chi sessanta. Non è questo il problema. Stiamo parlando comunque di decenni ! Ed il nucleare attuale non è diverso, dal momento che anche l’uranio esiste in quantità finita. Certo l’orizzonte è un po’ più lungo, ma se fosse utilizzato in maniera massiccia si esaurirebbe in poco più di cento anni. E’ evidente che la vera sfida è una fonte energetica NON ESAURIBILE e non inquinante. E’ davvero una utopia immaginare uno scenario dove l’approvvigionamento energetico necessario al genere umano sia tratto davvero da fonti non esauribili? Non lo è. O almeno non ci sono limiti scientifici a questo. Teniamo presente che il sole ( una fonte energetica non esauribile) trasmette giornalmente sulla terra una energia pari a oltre duemila volte l’intero fabbisogni energetico mondiale. E dal sole deriva la stragrande maggioranza dell’energia di cui si dispone sul nostro pianeta: l’energia contenuta nei combustibili fossili è di origine solare; l’energia contenuta negli alimenti e nelle biomasse è di origine solare; anche il vento e il moto ondoso derivano dal sole… Ecco perché la sfida di catturare direttamente l’energia solare è così affascinante. Oggi certo ne riusciamo a catturare solo una piccola parte, ma si stanno facendo grandi passi e la ricerca in questa direzione è molto promettente. E’ mia opinione che anche dal punto di vista della ricerca scientifica sia più vicino il “rinnovabile efficiente” piuttosto che il “nucleare sicuro”. Ed è per questo che non capisco la cautela anche di tanti “ambientalisti” che ad ogni ragionamento sulle rinnovabili premettono che è evidente che le rinnovabili da sole non risolveranno il problema. Certo: non lo risolvono nel breve periodo, ma nessuna delle opzioni che abbiamo a disposizione rappresenta oggi la soluzione definitiva. E’ evidente che l’utilizzo massiccio di fonti rinnovabili apre la necessità di disegnare scenari e paradigmi molti diversi. Occorrono sistemi di accumulo per garantire approvvigionamenti costanti e per sostituire i combustibili fossili a bordo dei veicoli, e la risposta può venire dalla evoluzione tecnologica delle batterie e/o dal diffondersi dell’idrogeno come vettore energetico. Occorre ridisegnare le reti di distribuzione dell’energia che dovranno diventare molto più intelligenti, ma anche questi traguardi sono alla portata delle attuali tecnologie. Si tratta di incentivarne la diffusione scardinando qualche ostacolo (e qualche monopolio). E nel frattempo? Occorre come dicevo disegnare un percorso adatto ad ogni situazione. In Italia non disponiamo del nucleare da utilizzare come tecnologia-ponte, ma abbiamo una abbondante diffusione del metano, fonte fossile, certo, ma a molto minor tenore di carbonio di petrolio e carbone e quindi meno inquinante. Certo dobbiamo acquisire più flessibilità perché i metanodotti ovviamente portano con sé molta dipendenza dalle origini del combustibile e pertanto sono necessari sistemi di rigassificazione tali da consentirci il trasporto via nave. E occorre accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili a 360°, con una prevalenza del sole, data la nostra posizione geografica. E’ paradossale che la Germania abbia sviluppato la diffusione dei sistemi fotovoltaici molto più di noi disponendo di un irraggiamento molto inferiore. Ed è necessario sviluppare una grande creatività .per sfruttare tutte le opportunità. La più ovvia è rappresentata dal risparmio energetico, “fonte energetica” che rappresenta un enorme potenziale. E esistono inoltre soluzioni molto interessanti che si possono inserire nei processi industriali per recuperare energia e magari risolvere anche problemi di smaltimento. A questo proposito, la nostra società ha appena terminato la realizzazione di un impianto di cogenerazione a biomasse presso una importante azienda della nostra provincia che tratta legno come materia prima principale. L’impianto parte dagli scarti di legno vergine (biomassa), li tritura e li brucia in una caldaia i cui gas di scarico ad alta temperatura trasferiscono calore ad un fluido che viene immesso in una turbina. In questo modo si ottiene energia elettrica, che viene utilizzata dall’azienda, e acqua calda, anch’essa utilizzata dall’azienda per il riscaldamento dello stabilimento. Il risultato è un grande incremento dell’efficienza energetica complessiva dell’azienda con la riduzione di necessità di combustibile e di energia elettrica. Rinnovabili sì dunque, ma con intelligenza e a 360° e il tutto inserito in un percorso consapevole, in grado tra l’altro di generare attività industriali innovative, nuova occupazione e competitività del sistema-paese. Luglio 2011 |